
Come valutare correttamente un rischio residuo.
Il rischio residuo è il rischio che permane dopo aver affrontato correttamente la sua medesima valutazione del rischio primario e secondario.
E’ necessario saperlo calcolare per poter mettere in atto delle appropriate strategie di mitigazione, laddove umanamente possibile.
Il rischio residuo fornisce quindi un riferimento di intervento ai fini della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Eseguire una valutazione ottimale in azienda è quindi di essenziale importanza al fine della sicurezza.
Rischio Primario-Rischio secondario-Rischio residuo-Rischio zero
Il processo di valutazione del rischio primario secondario residuo consiste nell’individuazione di quei fattori (pericoli), connessi alle aspettative umane, che influiscono sulla probabilità che un evento possa potenzialmente causare un danno.
La valutazione rischio serve a stabilire infatti la probabilità che un evento avverso si verifichi e con quale magnitudo.
Il rischio primario riguarda la valutazione del rischio inteso come R=PxD e dal quale scaturiscono le cosiddette misure di prevenzione e protezione tese ad abbassare il rischio ad un livello accettabile.
Il rischio secondario consiste invece in quella tipologia di rischi che per loro natura non sono diretto risultato della valutazione del rischio primario.
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Approfondimento:
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Esempio valutazione rischio primario:
Supponiamo di aver valutato correttamente il rischio lavori in quota quando viene utilizzata una scala. Ma cosa succede se nell’ area ove viene utilizzata la scala passano ad esempio dei carrelli che la possono urtare? E necessario quindi adottare una nuova strategia e quindi una nuova valutazione del rischio.
Il rischio residuo risulta invece essere un rischio che permane anche quando si è adottata una corretta strategia per gestirlo e può comprendere anche rischi non identificati.
Esempio valutazione rischio secondario:
Come già detto il rischio secondario consiste invece in quella tipologia di rischi che per loro natura non sono diretto risultato della valutazione del rischio primario.
Supponiamo di dover acquistare un composto chimico poco pericoloso e di aver valutato ogni aspetto legato alla sua sicurezza di utilizzo.
Improvvisamente il fornitore non ha più in casa il composto ed abbiamo l obbligo di acquistarne uno simile per poter garantire il processo di lavorazione.
In questo caso il composto chimico disponibile sul mercato è più pericoloso del primo e per questa ragione dovremo ridefinire il rischio primario in considerazione del rischio secondario introdotto nel processo di lavorazione.
Esempio rischio residuo :
Supponiamo di aver valutato correttamente il rischio lavori in quota quando viene utilizzata una scala (rischio primario)e di aver anche valutato correttamente l’eventuale (rischio secondario).
Ma cosa succede se l’operatore cade ugualmente ?
Occorrerà verificare il fattore di probabilità residua (PR=P/(1+Ff+Fo) quindi i fattori correttivi riferiti alla formazione informazione ed addestramento (Ff) e i fattori correttivi (Fo) riferiti all’organizzazione (Insieme di procedure, programmazioni, istruzioni ecc). Occorre inoltre verificare il fattore di gravità residua del danno (Dr)=D/(1+ FMP) valutando il fattore di danno correttivo (FMP) che prende in considerazione le misure di protezione attiva e le misure di protezione passiva se adeguate – sufficienti – non sufficienti – o assenti).
Ne deriva che il Rischio residuo sarà calcolato con la formula Rr =Pr x Dr.
In ogni caso la scrivente conferma che il rischio zero non esiste e che allo stato risulta essere una mera speculazione matematica.
Perchè è importante calcolare il rischio residuo nella valutazione ?
E importante poter calcolare il rischio residuo poiché tale rischio rappresenta l ultima opportunità del datore di lavoro di rendere sicure l azienda.
Il rischio residuo può risultare nel dvr o documento prevenzione rischi:
- Minimizzato o mitigato
- Migliorabile (con tempo di miglioramento 12 mesi) (con tempo di miglioramento 6 mesi) (con tempo di miglioramento 3 mesi) (immediatamente) a seconda della pericolosità del rischio analizzato.
La nostra società è a Vostra disposizione per una corretta valutazione dei rischi aziendali sulla sicurezza sul lavoro e la nomina del medico del lavoro.
Ripetiamo quindi che è indispensabile conoscerlo nel dettaglio per le ragioni di cui sopra.
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Come valutare correttamente un rischio residuo
Dubbi che fanno davvero la differenza
Link rapidi alle FAQ che chiudono l’intento.
Scelta giusta per il tuo caso
- DEFINIZIONEChe cos’è il rischio residuo e in cosa differisce da primario e secondario?
- FORMULECome si calcola il rischio residuo in modo pratico?
- ESEMPIPuoi fare un esempio rapido di valutazione con scala/ lavori in quota?
- METODOQuali passi seguire per una valutazione “robusta” del rischio residuo?
- DOCUMENTICome documentare correttamente il rischio residuo nel DVR?
- MIGLIORAMENTOQuali leve riducono più efficacemente il rischio residuo?
- ERRORIQuali errori comuni falsano la stima del rischio residuo?
Tempistiche e durata
DEFINIZIONEChe cos’è il rischio residuo e in cosa differisce da primario e secondario?
Il rischio residuo è la porzione di rischio che permane dopo aver applicato misure di prevenzione e protezione al rischio primario (R = P × D) e dopo aver considerato eventuali rischi secondari introdotti dalle stesse misure. È il livello su cui decidere accettazione, mitigazione ulteriore o trattamento.
FORMULECome si calcola il rischio residuo in modo pratico?
Un’impostazione operativa: definire Probabilità residua Pr = P / (1 + Ff + Fo) dove Ff misura gli effetti di formazione, informazione, addestramento e Fo quelli di organizzazione (procedure, programmazione, permessi di lavoro). Definire Gravità residua Dr = D / (1 + FMP) dove FMP rappresenta protezione attiva e passiva. Quindi Rischio residuo Rr = Pr × Dr.
ESEMPIPuoi fare un esempio rapido di valutazione con scala/ lavori in quota?
Valuto il rischio primario di caduta (P,D). Introduco misure: scelta scala conforme, vincolo, delimitazione area contro urti da carrelli (rischio secondario), addestramento, PTW. Ricalcolo Pr considerando Ff e Fo; ricalcolo Dr considerando imbracatura, arresto caduta, parapetti. Il prodotto fornisce Rr: se non è in area accettabile, sostituisco la scala con piattaforma (misura più alta nella gerarchia dei controlli).
METODOQuali passi seguire per una valutazione “robusta” del rischio residuo?
(1) Mappare pericoli e scenari; (2) valutare rischio primario; (3) progettare e applicare misure (gerarchia dei controlli); (4) identificare rischi secondari; (5) stimare Pr e Dr con fattori correttivi evidenziati e documentati; (6) calcolare Rr; (7) confrontare con criteri di accettabilità/ALARP; (8) definire piano di miglioramento e monitorare.
CRITERIQuando un rischio residuo è accettabile? Cos’è ALARP?
È accettabile quando rientra nelle soglie definite nel DVR e quando ulteriori riduzioni non sono ragionevolmente praticabili rispetto a costi/benefici/tecnologia. ALARP = “As Low As Reasonably Practicable”: dimostro che ho ridotto il rischio fino al limite della ragionevolezza, privilegiando misure tecniche e organizzative rispetto ai soli DPI.
DOCUMENTICome documentare correttamente il rischio residuo nel DVR?
MIGLIORAMENTOQuali leve riducono più efficacemente il rischio residuo?
Segui la gerarchia dei controlli: (1) eliminazione/sostituzione del pericolo; (2) misure ingegneristiche (barriere, segregazioni, interlock); (3) organizzazione (procedure, PTW, pianificazione, supervisione); (4) formazione e addestramento mirati; (5) DPI. Intervenire a monte abbassa stabilmente Pr e/o Dr.
ERRORIQuali errori comuni falsano la stima del rischio residuo?
Sovrastimare l’efficacia di procedure non applicate, trascurare rischi secondari, usare scale P/D senza coerenza, non considerare fatica, turni, subappalti, assumere i DPI come misura risolutiva, mancare di verifiche post-implementazione e di lezioni apprese da near miss.
AUDIT & KPICome monitorare nel tempo il rischio residuo e l’efficacia delle misure?
Definisci KPI leading (audit, segnalazioni, training completati, manutenzioni eseguite) e lagging (infortuni, near miss, fermi impianto), pianifica audit periodici, verifica conformità alle procedure, riesamina annualmente o a ogni cambiamento (processi, layout, sostanze, appalti).
REALISMOIl rischio zero esiste? Come comunicare l’inevitabile residuo?
Il rischio zero non esiste: è un’astrazione. Comunica in modo trasparente che il rischio è stato ridotto a livelli accettabili/ALARP, mantieni prontezza operativa (emergenze, addestramenti), coinvolgi i lavoratori nel reporting e nel miglioramento continuo. La consapevolezza riduce ulteriormente Pr nel tempo.
Conclusioni
La ns società di consulenza è a disposizione per la valutazione rischio residuo e per ogni altra necessità.
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